Gatti sacri, gatti demoni, gatti porta-fortuna: come i felini cambiano significato nelle culture

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Gatti sacri, gatti demoni, gatti porta-fortuna: come i felini cambiano significato nelle culture

I gatti, questi enigmatici compagni dell’uomo, hanno attraversato la storia dell’umanità assumendo significati profondamente diversi a seconda delle epoche e delle culture. Da divinità venerate a messaggeri del male, da simboli di fortuna a custodi dell’aldilà, i felini domestici hanno lasciato un’impronta indelebile nell’immaginario collettivo di popoli lontanissimi tra loro.

I gatti nelle antiche civiltà: da semplici cacciatori a divinità

L’Egitto antico: Bastet e la venerazione felina

Quando si parla di gatti sacri, il pensiero corre immediatamente all’antico Egitto. In questa civiltà, i felini raggiunsero l’apice della venerazione con la dea Bastet, rappresentata con corpo di donna e testa di gatto. Inizialmente una divinità feroce con testa di leonessa, Bastet si trasformò nel tempo in una dea più docile associata alla protezione della casa, alla fertilità e alla gioia domestica.

Gli egizi non si limitavano a venerare i gatti nei templi: li consideravano membri preziosi della famiglia. Alla loro morte, i felini venivano mummificati con cerimonie elaborate e sepolti in necropoli dedicate. L’uccisione di un gatto, anche accidentale, era considerata un crimine gravissimo, punibile con la morte.

Roma antica: da amuleti a simboli di libertà

Nella Roma antica, i gatti non godevano dello stesso status divino, ma erano comunque altamente apprezzati per le loro capacità di cacciatori di roditori. Simboleggiavano la libertà e l’indipendenza, valori fondamentali per i romani. La dea Diana, signora della caccia, era spesso associata ai felini.

I legionari romani contribuirono alla diffusione dei gatti domestici in Europa, portandoli con sé durante le campagne militari come alleati contro topi e ratti che infestavano gli accampamenti.

Il gatto nell’Estremo Oriente: fortuna, prosperità e protezione

Giappone: il Maneki-neko e la zampa che attira la fortuna

In Giappone, il gatto occupa un posto speciale nel folklore e nella vita quotidiana. Il celebre Maneki-neko, il “gatto che saluta” con la zampa alzata, è uno dei simboli porta-fortuna più riconoscibili al mondo. Secondo la tradizione, un gatto con la zampa destra alzata attira ricchezza e prosperità, mentre quello con la zampa sinistra attira clienti e visitatori.

La leggenda più famosa racconta di un gatto che, alzando la zampa verso un samurai di passaggio, lo invitò a ripararsi in un tempio poco prima che un fulmine colpisse il punto dove l’uomo si trovava. Il samurai, grato per aver salva la vita, divenne benefattore del tempio.

Cina: dal gatto difensore al gatto fortunato

Nella cultura cinese, i gatti sono stati tradizionalmente apprezzati come protettori dei preziosi bachi da seta e dei raccolti dai roditori. Nel feng shui, un gatto nero è considerato particolarmente efficace nell’allontanare le energie negative.

Il calendario cinese non include il gatto tra i suoi dodici animali, ma una leggenda narra che il topo ingannò il gatto impedendogli di presentarsi all’incontro con il Buddha, quando furono scelti gli animali dello zodiaco. Questa storia spiegherebbe l’eterna rivalità tra i due animali.

Thailandia: il Khao Manee e i gatti reali

In Thailandia, i gatti erano considerati animali regali. Il Khao Manee, gatto bianco con occhi eterocolori, era riservato alle famiglie reali e considerato portatore di fortuna e ricchezza. Un antico manoscritto thailandese, il “Tamra Maew” (Il libro dei gatti-poemi), descrive nei dettagli le razze feline considerate di buon auspicio.

Il Medioevo europeo: quando il gatto divenne demone

La demonizzazione felina e la caccia alle streghe

Il Medioevo europeo segnò un drammatico cambiamento nella percezione dei gatti. Da utili compagni, i felini furono trasformati in creature demoniache, famiglie di streghe e incarnazioni del male. Questo cambiamento coincise con la crescente influenza della Chiesa e la repressione delle antiche credenze pagane, molte delle quali veneravano figure femminili associate ai gatti.

Papa Gregorio IX, con la sua bolla “Vox in Rama” (1233), arrivò a dichiarare ufficialmente il gatto nero come incarnazione del diavolo, scatenando una persecuzione sistematica che portò all’uccisione di migliaia di felini in tutta Europa.

La conseguenza inaspettata: l’epidemia di peste

Ironia della storia, l’eliminazione massiccia dei gatti contribuì alla proliferazione dei ratti, vettori della peste bubbonica che decimò la popolazione europea nel XIV secolo. Alcune città, rendendosi conto dell’errore, iniziarono a proteggere i gatti rimasti proprio per il loro ruolo nel controllo dei roditori.

Il mondo islamico: i gatti amati dal Profeta

Muhammad e Muezza: un legame speciale

Contrariamente alla demonizzazione europea, nel mondo islamico i gatti hanno sempre goduto di grande rispetto. Si narra che il profeta Muhammad avesse un particolare affetto per i felini, e la sua gatta preferita, Muezza, occupava un posto speciale nella sua vita.

Una leggenda racconta che una volta, trovando Muezza addormentata sulla manica del suo abito mentre veniva chiamato alla preghiera, il Profeta preferì tagliare la manica piuttosto che disturbare il sonno dell’animale.

I gatti nelle città islamiche

Nelle città del mondo islamico, i gatti sono ancora oggi una presenza costante e rispettata. Considerati animali puliti, sono gli unici a cui è permesso entrare nelle moschee. In Turchia, specialmente a Istanbul, i gatti randagi sono nutriti e accuditi dalla comunità, in continuità con una tradizione secolare.

I gatti nell’era moderna: dal simbolismo alla scienza

La rinascita felina nell’era vittoriana

Il XIX secolo vide una riabilitazione dell’immagine del gatto in Occidente. L’era vittoriana, con la sua passione per la classificazione e la domesticità, trasformò i felini in animali da compagnia alla moda. Le prime mostre feline furono organizzate a Londra nel 1871, segnando l’inizio di un nuovo apprezzamento per le diverse razze e caratteristiche.

I gatti nell’arte moderna: da Manet a Warhol

Gli artisti moderni hanno contribuito enormemente alla rivalutazione culturale del gatto. Da Édouard Manet a Pablo Picasso, da Andy Warhol ai contemporanei, i felini sono diventati soggetti ricorrenti, simboli di eleganza, mistero e indipendenza.

La scienza conferma: i benefici della pet therapy felina

La ricerca scientifica moderna ha dimostrato ciò che molte culture antiche già sapevano: la compagnia dei gatti ha effetti benefici sulla salute umana. Le fusa dei gatti, che vibrano a una frequenza tra 25 e 150 Hertz, hanno dimostrato proprietà terapeutiche, favorendo la guarigione ossea e riducendo lo stress.

I gatti nella cultura pop contemporanea: da Grumpy Cat a Nyan Cat

Il fenomeno dei gatti di internet

L’era digitale ha portato i gatti a un nuovo livello di popolarità globale. Da LOLcats a Grumpy Cat, da Maru a Nyan Cat, i felini dominano internet con milioni di video e immagini condivise ogni giorno. Questo fenomeno ha generato nuove “superstizioni” e folklore contemporaneo, con meme e figure feline che acquisiscono significati culturali propri.

I gatti nei videogiochi e negli anime

La cultura pop giapponese, con i suoi anime e videogiochi, ha creato nuove mitologie feline. Personaggi come Hello Kitty o il gatto-bus di “Il mio vicino Totoro” sono diventati icone globali, fondendo elementi del folklore tradizionale con sensibilità contemporanee.

Conclusione: eterni compagni, eterni simboli

Attraverso millenni e continenti, i gatti hanno mantenuto la loro presenza enigmatica nella vita umana, adattandosi e trasformandosi nel significato culturale ma mai perdendo il loro fascino. Da divinità a demoni, da portafortuna a star di internet, questi felini continuano a stimolare l’immaginazione umana.

Forse è proprio questa capacità di essere contemporaneamente domestici e selvaggi, affettuosi e indipendenti, a renderli così potenti come simboli nelle diverse culture. In un mondo che cambia rapidamente, i gatti rimangono costanti nella loro misteriosa natura, specchi perfetti delle nostre paure, speranze e desideri.

Che li veneriamo come gli antichi egizi, li temiamo come gli europei medievali, o semplicemente li amiamo come compagni quotidiani, una cosa è certa: i gatti continueranno a occupare un posto speciale nel nostro immaginario collettivo, attraversando culture e generazioni con la stessa eleganza con cui attraversano un giardino al crepuscolo.

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